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Gli Artisti

Dicono di Amadi

Fabiano Amadi (Venezia, 1962), muranese di adozione, è partecipe di quella grande scuola di maestri vetrai che nel corso dei secoli, con la loro operosità, l’inventiva e la custodia di saperi gelosamente tramandati, hanno contribuito all’ evoluzione di un'attività artigianale che nel tempo ha saputo rinnovarsi e trovare sintonia con la contemporaneità, nuove applicazioni.

Come tutte le arti del secolo trascorso anche quella del vetro ha concesso ai suoi esecutori la possibilità di esercitarsi con ampi margini di libertà e autonomia creativa che nel passato erano impediti da modelli iconografici suggeriti da committenti e disposizioni tecniche alle quali sconveniva opporvisi.

Questa ampia autonomia espressiva ha trovato la sua applicazione in un sistema legittimamente chiuso e tradizionalmente vincolato al silenzio di un metodo, quello dell’ arte vetraia, che è fatto di regole, accorgimenti delicati, gesti che nei secoli si ripetono identici con la saggezza, e che di generazione in generazione sono tramandati. 

http://bestmurano.com/imagebank/images/thumbs/224-teca-tribale.jpgFabiano Amadi ha concepito l’arte del vetro come forma espressiva propria e autonoma, lontana dall’essere declinata a produzione seriale. I suoi vasi assumono perciò contorni sempre diversi, differiscono per stile, impasto, colore; accentuano ora la densità vitrea del nero ora la sua trasparenza dorata.

Come molti maestri del vetro unisce alla proggettualità artigianale la sua sensibilità artistica, crea delle forme che nell’ opalescenza del cristallo dorato accolgono il senso del dinamismo secondo una concezione spaziale del movimento, e dal verso opposto concentra quelle stesse forze periferiche tendenti a sfuggire alla presa, in un agglomerato vitreo di nera intensità.

Il vaso a ritorti , l’omaggio a Virgilio Guidi, il vaso tribale, indicano la volontà di agire in un senso dinamico della forma, Movimentando la superficie con inserti che procedono sinuosamente.

C’è forse l’ intenzione di rendere visibile, pur nei limiti imposti dalla natura stessa del vetro e dalla limitata estensione di un vaso, una poetica informale superando la soglia della superficie per addentrarsi nello spazio circostante.

Nell’ omaggio a Virgilio Guidi, evidentemente tratto dal ciclo degli occhi, vi aggiunge la specificità della luce irraggiante dell’oro quale elemento complementare ad una poetica diffondente ovvero spazialista della forma.

http://bestmurano.com/imagebank/images/thumbs/205-murano_glass_master_l2.jpgNel senso opposto alla vitalità delle superfici ritorte Amadi sperimenta un alto tipo di corrente: recede la materia dalla periferia verso il centro, ritrae e congela l’ espansiva natura della pasta vitrea per concentrarla in singole bugne. La superficie nera appare cosi’ costellata di grandi punte, talora schiacciate a semi sfera, altre volte ritte a significare un’estensione periferica.

Sono vasi “rostrati” eredi in parte dei vasi “ a lenti” di Ercole Barovier o di quelli a forma di mina con bugne applicate di Vernini su disegno di Carlo Scarpa.

A mio modo di vedere Amadi opera una sintesi tra estremi opposti. Da un lato la duttilità e la morbidezza di forme che sgusciano serpentinando verso la periferia, dall’altro sintetizza le forme in una dimensione meno malleabile costringendole in assetti ordinati e pungenti.

Sono due aspetti che confermano la complementarietà dell’azione artistica di Fabiano Amadi e che possono aiutarci a mettere in luce le qualità specifiche della sua ricerca.

a cura di Michele Beraldo

Permalink ven, 20 giu 2008 15:40:20